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E pensare che questa è solo una delle mille combinazioni di vita che potevano capitarmi... Tremenda voglia di scappare, ed allo stesso tempo riesco a sentirmi pesante, pesantissima... Come se fosse passato chissà quanto tempo dalla vecchia me..soffoco! Vedo nero... Che affanno il mio cercare la felicità. Che tutto questo sia stato progettato per farmi crescere? Sindrome da Peter Pan? Non voglio convincermi che crescere voglia dire avvelenarsi. Perchè è poi così dura abituarsi al cambiamento? Mi sento come se grattassi contro una superficie ruvida... Questo posto, nel mondo..questo posto non è compatibile con me. E poi, perchè crescere se è possibile non farlo? Ci sono scorciatoie, io le conosco. E allora, perchè non prenderle? Sembra così facile... Il vero problema, sempre, è sapere che esistono alternative. Perciò, non riesco a credere a tutti quelli che mi ripetono che questa è la realtà. Mi sento un albero e posso percepire, nettamente, le foglie secche staccarsi, una ad una dalla m...
…sì alla piazza ed a tutto ciò che significa, sì al mio albero genealogico, ai vecchi tram milanesi, sì alla Par Tòt ed al suo entusiasmo, a chi c’era..ed al suo bicchierino, sì a MANOR, sì al concerto degli Smashing Pumpkins, sì a capitare sotto casa a Tucci, sì a laurearsi, sì alla nuova casetta di Davide, al matrimonio di Pablo e Cristina, oui à l’Artemis, sì a Selinunte, sì ad andare in colonne, alla Notte Rosa di Rimini, sì alle collane hawaiane, sì al Kandoo, sì a Spppartaco, sì ai primi giorni di primavera, ai ristorantini coi tavoli per strada, sì al mio tostapane, all’omino del vento, alle passeggiate in riva al lago, sì al conto alla rovescia per gli esami, sì al gelato fritto, sì a Campo dei Fiori, à le jet d’eau, a tutti i dolci siciliani, sì a chi mi porta sul manubrio da una parte all’altra di Bologna, ai mercatini di Natale sotto il Duomo, a Brock e Millelire, sì alle cene in tanti, sì al Parc de Bastions ed ai suoi scacchi enormi, sì ai vegetariani, a convincerli in una...
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Già mi manca il tuo sguardo puntato addosso, un pò sbieco..ma protettivo, i tuoi mille umori, le mille persone che rappresenti... Mi mancano i tanti segni della tua presenza, il cercarti, fra mille. Mi mancano le luci fieve, i tuoi lineamenti. Adoro il nostro ricordo, il pensare a come tutto è cominciato, adoro tornare e trovare sempre aria buona da respirare, persone da salutare, strade da camminare.. nostalgia da piangere. E' sempre un'emozione, un battito accelerato, qualcosa di magico che non riesce a bastarmi, seppur piccola e sempre la stessa..ma poi no, in realtà non lo è..
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" Ti scrivo di questa nostra cosa che è finita, e di come sono, di cosa penso ora che l’ho persa, e soprattutto, ora che lo so che l’ho persa. Nessun animale è sempre esistito in natura ma…alcuni mostrano più degli altri la giovinezza della loro specie…sono animali che vivono di una bellezza estranea e originale rispetto a quella del mondo, animali puri e belli, perché nuovi, vulnerabili e fragilissimi, perché nuovi, sono gli ibridi, sono i pipistrelli, i lemuri, quei lemuri che erano stati nell’isola della febbre del ragno rosso, mi pare, perché gli uomini dovevano proteggerli dalla loro stessa fragilità, dall’esposizione alla morte, cui la natura li aveva destinati ritorcendo contro di loro, la loro voglia di crescere, di vivere fuori dai progetti e dai disegni della natura stessa. Gli ibridi sono così, volatili come lo sono quegli elementi troppo leggeri per restare a terra, e caduchi come quei gravi troppo pesanti per rimanere sospesi a mezz’aria… tu sei così, sconvolgente e d...
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{ Siamo barche di carta, se ci bagniamo è fatta. Non so se piango per lei, per me, perchè la morte esiste, o perchè esiste troppa vita. Non so se piango per egoismo o per paura. O forse semplicemente per nostalgia, per la consapevolezza che un'altra parte di infanzia se ne sta andando. Non so se il motivo per il quale sto piangendo è il frastuono di questa maledetta realtà, o il terrore dei "per sempre" }
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A questa città che ci ha visti crescere, urlare, piangere, scalciare, scendere in piazza, amare.. A questa città che ci ha emozionati tante volte. Che ci ha visti diventare quello che probabilmente non smetteremo mai di essere. Che ci ha visti felici e leggeri come non mai, stringerci le mani e correre, e che ci ha visti fare di tutto. Ci ha visti abbattuti, anche. A questa città che ci ha protetti e nascosti, quando ne avevamo bisogno. A Lei ed a tutti coloro che le hanno donato un parte di sè stessi. A questa città, che sento mia più di ogni cosa, che mi ha colorata. Al suo ricordo. A Questa Città ed a tutto ciò che comporta, alla sua musica ed ai suoi profumi, alle sue strade ed i loro buchi, alle sue torri..inno alla vita tutto fuorchè lineare, ed ai suoi cieli.
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Guardai indietro, dicono, per curiosità, ma potevo avere, curiosità a parte, altri motivi. Guardai indietro rimpiangendo la mia coppa d'argento. Per distrazione -mentre allacciavo il sandalo. Per non dover più guardare la nuca proba di mio marito, Lot. Per l'improvvisa certezza che se fossi morta non si sarebbe neppure fermato. Per la disubbidienza degli umili. Per tendere l'orecchio agli inseguitori. Colpita dal silenzio, sperando che Dio ci avesse ripensato. Le nostre due figlie stavano già sparendo oltre la cima del colle. Sentii in me la vecchiaia. Il distacco. La futilità del vagare . Il torpore. Guardai indietro posando per terra il mio fagotto. Guardai indietro non sapendo dove mettere il piede. Sul mio sentiero erano apparsi serpenti, ragni, topi di campo e piccoli avvoltoi. Non più buoni nè cattivi - ogni cosa vivente semplicemente strisciava e saltava in un panico collettivo. Guardai indietro per solitudine. Per la vergogna di fuggire di nascost...